domenica 22 novembre 2009

Entanglement

Entanglement: tra fisica, metafisica e deismo.

Sono da sempre indirizzato sulla convinzione che la fisica, per la realtà materiale, la filosofia, con la metafisica, e il deismo, per l’esistenza di Dio e per la coscienza, avessero un substrato condiviso e che, inevitabilmente, alla fine dovessero ritrovare il punto comune da cui erano originate. Una soluzione unica per tutti i nostri problemi esistenziali da quelli della realtà materiale a quelli della coscienza. Una singolarità iniziale che, a seguito del big bang, si era dissociata. L’aspetto più facilmente esaminabile, più facilmente solo per il fatto che ci sono riscontri sperimentali, era ed è quello prettamente della fisica, che passo dopo passo, da quella classica di Galilei e Newton, a quella relativistica di Einstein e a quella quantistica di Planck, ha percorso a ritroso la strada verso l’origine. Per la filosofia e la teologia solo discorsi, solo ipotesi non verificabili, brillanti intuizioni, ma foriere di inconcludenti discussioni, nel migliore dei casi, e, nel il peggiore, di dogmi. Sappiamo molto, anche se non tutto, sull’espansione dell’ universo, ma non conosciamo pressoché niente di come si siano potute propagare la presenza di Dio e della coscienza nell’universo. Quando dico “Dio” intendo un “Quid” non necessariamente identificabile con il concetto classico di divinità religiosa.

La scoperta di una proprietà di alcune particelle, che pur essendo separate fisicamente nello spazio, si autoinfluenzano, cioè modificando lo status di una anche l’altra istantaneamente si modifica, apre nuove prospettive e nuovi orizzonti.

La scoperta era sensazionale, come facevano due particelle, in alcuni esperimenti distanziate anche più di 10 km, ma concettualmente situate in qualsiasi parte dell’universo, a rimanere collegate al punto di reagire istantaneamente alle modificazioni apportate su una sola? Perché questo avvenga l’unica condizione è che siano state generate insieme e poi separate.

Da questo fenomeno è nato il principio di non-località, ossia due particelle, generate contemporaneamente nel solito evento e, in seguito, separate spazialmente, non lo sono per tutte le loro proprietà, ma sono “entangled” tra loro. Entanglement, che potremmo tradurre come intrecciato, è il nome che i fisici danno a questo tipo di fenomeno.

La conseguenza dell’entanglement è che la realtà non è affatto come pensavamo che fosse, noi conoscevamo solo l’ordine espletato e non quello impletato, per usare il linguaggio del fisico Bhom. Le isole di un arcipelago ci appaiono separate in superficie (ordine espletato), ma nella profondità marina appartengono tutte alla stessa piattaforma sommersa (ordine impletato). Noi vediamo la realtà al di sopra della superficie, ma non cosa ci sia sotto.

La spiegazione di questo fenomeno si può capire considerando che le due particelle, ma vale per qualsiasi numero, siano immerse in un campo potenziale la cui caratteristica è l’informazione, ossia ogni elemento appartenente al campo “conosce” la posizione degli altri elementi ed è con essi correlato indipendentemente dalla sua localizzazione. Se consideriamo che, perché ci sia entanglement, occorre che gli elementi siano stati generati insieme e se riteniamo vero che l’universo sia nato con il Big Bang, ne segue che tutto l’universo è entangled. Un enorme campo potenziale in cui tutto è correlato e non localizzato, noi compresi, e quella, che consideriamo la realtà, non è altro che una proiezione visibile di un mondo sommerso. Lo strato più profondo che governerebbe l’universo sarebbe il vuoto quantistico, ossia al di sotto della lunghezza di Planck, in una totale non-località, dove sussiste la base di tutto l’esistente, quello che da Bohm è stato chiamato “prespazio”. Una matrice, atemporale ed aspaziale dove energia e materia si compenetrano in un processo ciclico di collasso ed espanzione.

Questa in sintesi e semplificata al massimo. la teoria di Bohm, fisico e filosofo statunitense padre della teoria dell’ipotesi olografica, le cui argomentazioni permettono di ricondurre il tutto ad un Uno ed intrecciano in modo affascinante fisica, metafisica e deismo.

Il fascino di un’ipotesi.

Avendo come input questa teoria, basata su riscontri fisici sperimentali, non si può non pensare all’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung.

« [..Gli archetipi..] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei »

L'inconscio collettivo è un contenitore universale, cioè la parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In Esso, sono contenuti gli archetipi, cioè le forme o i simboli, che si riscontano in tutte le culture dell’umanità,e quindi potrebbe essere non la mente razionale individuale, ma la Mente Cosmica.

Ed Einstein:

“….E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso.Questa convinzione legata al sentimento profondo della esistenza di una Mente Superiore che si manifesta nel mondo della esperienza, costituisce per me l’idea di Dio; in linguaggio corrente si può chiamarla <>”. (Come io vedo il mondo)

Interessante questo passo di John Henry Newman (Londra, 1801 - Edgbaston 1890, teologo, filosofo e cardinale inglese.)

"Non c'è vero allargamento dello spirito se non quando vi è la possibilità di considerare una molteplicità di oggetti da un solo punto di vista e come un tutto; di accordare a ciascuno il suo vero posto in un sistema universale, di comprendere il valore rispettivo di ciascuno e di stabilire i suoi rapporti di differenza nei confronti degli altri(...)

L'intelletto che possiede questa illuminazione autentica non considera mai una porzione dell'immenso oggetto del sapere, senza tener presente che essa ne è solo una piccola parte e senza fare i raccordi e stabilire le relazioni che sono necessarie. Esso fa in modo che ogni dato certo conduca a tutti gli altri. Cerca di comunicare ad ogni parte un riflesso del tutto, a tal punto che questo tutto diviene nel pensiero come una forma che si insinua e si inserisce all'interno delle parti che lo costituiscono e dona a ciascuna il suo significato ben definito". (Dal blog di Anna http://annavercors.splinder.com/) .

Alla luce di quanto su esposto si potrebbe concludere, che nel substrato dell’universo, il campo potenziale, albergano e coincidono tra loro l’energia, la coscienza universale e la Mente Creatrice, ossia il Tutto.

Capisco che, sia per i cattolici, a causa del latente panteismo, che per i laicisti atei , a causa dell’ammissione di una possibile Mente Creatrice, sia una conclusione difficile da metabolizzare, ma a mio parere è un’ipotesi affascinante.

venerdì 10 luglio 2009

Sequenziato il quinto genoma umano

http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=265426

domenica 5 luglio 2009

Aaron Fait e i salmoni del Neghev

Qesto e anche di più su :

http://marsspirit.ilcannocchiale.it/

venerdì 5 giugno 2009

Le Bufale degli ambientalisti

Riporto l'articolo del prof. Antonino Zichichi a proposito della giornata mondiale dell'ambiente.
Dico subito che gli "scienziati" che fanno politica,come lo stesso Zichichi, Rubbia, Montalcini etc.,non rientrano,a mio giudizio, nel clichè del vero scienziato e su certi premi Nobel sarebbe opportuno approfondire i loro meriti. Infatti il loro principale lavoro è ottenere finanziamenti e favori per le loro equipes e non solo.
Cmq. questo articolo di Z. risulta interessante,anche per il riferimento al Cern e al Big bang. Argomento su cui penso di ritornare, perché un miliardesimo di secondo sembra un tempo vicinissimo al Big Bang, ma in effetti non lo è. La parte più complessa della fisica è ben al di sotto di questo tempo, cioè bisogna scendere ad ordini di grandezza del tempo di Planck.
Marcello

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Giornata dell’ambiente: Come combattere l’inquinamento dei catastrofisti.
di Antonino Zichichi

Il 5 giugno è per l'Onu la Giornata mondiale dell'ambiente. Siccome imperversano i catastrofisti è necessario che questa giornata sia dedicata a capire sia le origini dell'inquinamento ambientale sia quello dell'inquinamento culturale. Entrambi minacciano il futuro di noi tutti. Il catastrofismo nasce dall'uso di modelli matematici che diventano pericolosi se chi li elabora non dice cosa è veramente prevedibile e cosa ha invece bisogno di verifiche sperimentali. Per fare le quali non servono né i comitati né i salotti, ma solo ed esclusivamente i laboratori e gli scienziati.

Nei laboratori del Cern a Ginevra studieremo com'era il mondo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. La matematica che noi usiamo è simile a quella necessaria per lo studio del Global Warming e dei problemi meteo-climatologici. Ecco perché io posso parlare di questi problemi, lontani dalla mia attività scientifica, ma che per essere descritti hanno bisogno della stessa matematica usata dai catastrofisti. Loro usano un enorme numero di parametri liberi, noi solo uno. Nonostante la superiorità dei nostri modelli matematici facciamo previsioni dicendo che esse debbono essere sottoposte a verifiche sperimentali. Una delle previsioni è l'esistenza del Supermondo. Ma non diciamo: abbiamo un modello matematico rigoroso e siamo sicuri che esiste il Supermondo. Diciamo invece che è necessario fare una serie di esperimenti per sapere se sono vere le nostre previsioni. Per questo abbiamo costruito strumenti potenti e una pista magnetica circolare lunga 27 km. L'ambientalismo dei catastrofisti vuole far credere al grande pubblico che le previsioni dei modelli matematici sono certezze e che può esistere una Scienza interdisciplinare senza essere specialisti nello studio di determinati problemi. Accade che un individuo, sapendo pochissimo di fisica, di chimica e di matematica, diventi specialista in scienze ambientali. La posta in gioco è altissima e sarebbe necessario dar vita a un Progetto mondiale per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale. Questo progetto dovrebbe avere le dimensioni del «Progetto Manhattan», che nella II Guerra mondiale in appena quattro anni ha permesso al mondo libero e democratico di dotarsi delle più potenti tecnologie.

Quello dell'ambiente e della meteo-climatologia è un problema altamente interdisciplinare in cui sono necessari fisici, chimici, matematici di grande valore. Insegna Enrico Fermi - cervello n. 1 del Progetto Manhattan - che la ricerca interdisciplinare nasce dalla collaborazione tra scienziati specialisti in discipline diverse. L'unica strada per battere l'inquinamento culturale dei catastrofisti è portare lo studio dell'ambiente e della difesa delle caratteristiche vitali della Terra, nel cuore della Scienza. L'inquinamento culturale è da tempo che imperversa. Ricordiamo ai lettori più giovani che un terzo di secolo fa era stata prevista la morte del Mediterraneo entro il 2000. In tempi recentissimi i catastrofisti avevano previsto quest'ultimo inverno «sahariano»; e invece si è rivelato il più piovoso degli ultimi cent'anni, per motivi che abbiamo discusso su queste colonne il 23 aprile scorso.

La Giornata mondiale dell'ambiente dovrebbe servire per far capire ai governi che è urgente affidare alla Scienza i problemi da cui dipende il futuro dei sei miliardi e mezzo di passeggeri imbarcati su questa splendida navicella spaziale che gira attorno al Sole. I problemi da risolvere sono numerosi e di notevole complessità; ne abbiamo più volte parlato su queste colonne.

La riflessione che Berlusconi propose alla Comunità Europea voleva evitare il rischio di perdere miliardi e miliardi di euro adottando decisioni sbagliate. Questo rischio è corroborato dalle novità scientifiche emerse in questi mesi e ignorate dai media. Al prossimo G8 Berlusconi proponga la chiusura della riflessione con un nuovo «Progetto Manhattan» per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale.

sabato 30 maggio 2009

Uno scheletro su Marte


domenica 17 maggio 2009

I nomi hanno un significato etimologico

DARIO, DARIA - Di etimologia incerta; secondo alcuni etimologisti, significa reggitore, secondo altri repressore - E' un nome di antichi re persiani. Proviene dal persiano Darayavaush, composto da Daraya “possedere” e Vahu “bene”=che possiede il bene (Re)
Santa Daria di Reggio Emula, la si festeggia il 25 ottobre; San Dario, martire, il 19 dicembre - Sosterrete sempre la virtù, reprimerete il vizio: questo é II comandamento del vostro nome

http://cronologia.leonardo.it/nomi/nomi01.htm

venerdì 15 maggio 2009

Lo Shuttle Atlantis in volo verso il telescopio Hubble Launch 11 May2009

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